A marzo 2021, il Parlamento Europeo ha adottato a larga maggioranza la Due Diligence & Corporate Accountability Legislative Report, una relazione d’iniziativa legislativa della Commissione che obbliga le aziende a rendere conto delle violazioni commesse con il loro operato a danno dell’ambiente e della società.

Il documento punta a stabilire come le imprese debbano garantire che le loro politiche di acquisto non causino – o contribuiscano a causare – impatti negativi o potenziali tali. Nel testo, inoltre, si sottolinea l’importanza di mappare la catena del valore dando evidenza delle proprie relazioni commerciali.

In questo quadro, le autorità competenti dovrebbero intraprendere indagini di propria iniziativa o a seguito di denunce ed emettere coerentemente multe e altre sanzioni amministrative.

Anche le organizzazioni della società civile sono intervenute con il loro contributo chiedendo l’obbligatorietà della due diligence per tutte le imprese e a tutta la catena del valore. Un punto di discontinuità, quindi, con la normativa di altri Paesi di cui parleremo tra breve.

La due diligence, si legge, dovrebbe basarsi su strumenti riconosciuti a livello internazionale quali i principi guida delle Nazioni Unite e le linee guida dell’OCSE. E, in caso di mancato rispetto degli obblighi o di danni causati dalle imprese, i meccanismi di applicazione dovrebbero rappresentare un deterrente efficace. A questo proposito, il Parlamento si aspetta che la Commissione consideri anche la responsabilità penale o strumenti equivalenti.

Il primato francese

La Francia è stato il primo Paese al mondo, nel 2017, a emanare una legge che stabilisse in maniera ampia il dovere di diligenza delle aziende, segnando uno storico passo avanti nel rispetto dei diritti umani e ambientali da parte delle multinazionali. Tale legge si riferisce alle società con sede legale in Francia che impiegano 5.000 persone nel territorio nazionale o 10.000 nel mondo.

La normativa tedesca

Da pochissimo, si è mossa anche la Germania. A marzo 2021, infatti, il gabinetto della cancelliera Angela Merkel ha sostenuto i piani per introdurre una nuova legge. Obiettivo: rendere le aziende legalmente responsabili dei diritti umani e delle questioni ambientali lungo le loro catene di fornitura globali. Ciò esporrebbe le società tedesche con un fatturato annuo superiore a 400 milioni di euro che non tutelano i loro fornitori al pagamento di multe fino al due per cento di tale fatturato. Se questa proposta diverrà legge, dal 2023 verrà applicata a circa 600 grandi aziende tedesche con oltre 3.000 dipendenti, per poi comprendere dal 2024 altre 2.900 aziende dai 1.000 dipendenti in su.

Legge e cultura

Si tratta, in entrambi i casi, di normative importanti sul piano culturale, ma più blande rispetto a quella in capo alla Commissione Europea. La legge UE sulla due diligence richiederà tempo per essere varata, perché l’attuale processo legislativo inizierà solo quando la Commissione presenterà ufficialmente la sua proposta. Ma quando entrerà in vigore, anche i Paesi ancora fermi al palo dovranno adeguarsi. Senza eccezioni.

Accanto a una crescente consapevolezza da parte delle organizzazioni, sono diverse le pressioni esterne che spingono le imprese a una maggiore responsabilità sui temi ambientali e sociali. La legislazione europea si sta muovendo in modo sempre più convinto verso questa direzione”, rileva Massimo Maraziti per Process Factory. “Noi crediamo da sempre nella sostenibilità come scelta consapevole delle organizzazioni, più che come imposizione di legge, ma per accrescere forme di disclosure ben armonizzate fra loro, accogliamo con favore ogni intervento normativo coerente”.

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