Skip to main content

Il reporting di sostenibilità è un processo realizzato dalle imprese per dare evidenza agli stakeholder delle proprie performance in ambito economico, sociale e ambientale.

Il termine generico reporting di sostenibilità può essere assimilato ad altre diciture oggi sempre più note. Ne citiamo alcune:

  • Non-Financial Information Reporting – NF, vale a dire il reporting non finanziario)
  • Corporate Social Responsibility (CSR) Reporting
  • Environment, Social and Governance (ESG) Reporting
  • Extended External Reporting – EER
  • Integrated Reporting IR, vale a dire il reporting integrato

Alcune definizioni

Nel 2019, la European Court of Auditors definisce così il Reporting di Sostenibilità:

Il reporting di sostenibilità è la pratica di misurare, divulgare e rendere conto agli stakeholder interni ed esterni delle performance organizzative verso l’obiettivo dello sviluppo sostenibile. Implica la rendicontazione di come un’organizzazione considera le questioni di sostenibilità durante l’esecuzione delle sue operazioni e dei suoi impatti ambientali, sociali ed economici. Un report di sostenibilità presenta anche i valori e il modello di governance dell’organizzazione e dimostra il legame tra la sua strategia e il suo impegno per un’economia globale sostenibile”.

Secondo GRI – Global Reporting Initiative, attraverso il reporting “un’organizzazione può comprendere e gestire meglio i propri impatti sulle persone e sul pianeta. Può identificare e ridurre i rischi, cogliere nuove opportunità e agire per diventare un’organizzazione responsabile e affidabile in un mondo più sostenibile”.

Sono definizioni, quelle citate, che danno correttamente enfasi al reporting come processo di rendicontazione, piuttosto che al report in quanto output del processo a monte.

Le origini

L’evoluzione del ruolo svolto dalle aziende sul territorio in cui operano ha condotto progressivamente a prendere in considerazione non solo la loro dimensione economica, ma anche la dimensione sociale e quella ambientale, con un particolare interesse, inizialmente, per la comunicazione degli aspetti sociali.

La collettività ha cominciato a esprimere in modo sempre più intenso bisogni e attese che le imprese si sono trovate a dover prender in considerazione per integrarle con i propri interessi, al fine di perseguire una crescita e uno sviluppo sostenibili nel tempo.

Alla fine degli anni Ottanta, in particolare, comincia a diffondersi la pratica di redigere il cosiddetto Bilancio Sociale, il cui principale standard di riferimento in Italia è stato il Gruppo di Studio Bilancio Sociale – GSB.
Il Bilancio Sociale rappresenta il primo passo verso una tipologia differente di rendicontazione capace di superare la classica logica del bilancio di esercizio orientata al resoconto esclusivo di dati finanziari, per tendere a un documento più completo in grado di fornire informazioni qualitative e quantitative sugli effetti dell’attività dell’azienda e sulla sua capacità di generare valore.

La spinta normativa e le iniziative esterne

Il progressivo incremento dell’attenzione collettiva verso il modo di agire delle imprese e la loro capacità di generare impatti sulla società e sull’ambiente hanno prodotto importanti sviluppi anche sul piano normativo. Nasce così il concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa – RSI, definita dalla Commissione Europea come responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società.

La Responsabilità Sociale consiste in un impegno da parte delle aziende che, andando oltre il rispetto delle disposizioni legislative, mettono in atto ‘‘un processo per integrare le questioni sociali, ambientali, etiche, i diritti umani e le sollecitazioni dei consumatori nelle loro operazioni commerciali e nella loro strategia di base in stretta collaborazione con i rispettivi interlocutori, con l’obiettivo di:

  • fare tutto il possibile per creare valore condiviso tra proprietari/azionisti e gli altri soggetti interessati e la società in generale;
  • identificare, prevenire e mitigare i loro possibili effetti avversi

Quindi, secondo la visione europea, la RSI è l’insieme delle responsabilità, derivanti da doveri estesi di natura fiduciaria, che l’azienda ha nei confronti dei propri stakeholder, al fine di favorire la cooperazione per un’equa distribuzione del valore creato e per il contenimento degli effetti negativi sugli stakeholder stessi.

In questa accezione, il Bilancio Sociale si configura come strumento fondamentale per le aziende che intendono gestire e controllare i propri impatti attraverso un sistema di rendicontazione che permetta loro di misurare le proprie performance e adottare un comportamento socialmente responsabile.

Una svolta decisiva sul piano normativo si ha con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 254/2016 – che recepisce la Direttiva Europea 2014/95/UE – che obbliga gli Enti di interesse pubblico a comunicare le proprie performance ambientali e sociali.

Secondo tale provvedimento, le imprese elencate nel D.Lgs 39/2010 che, per visibilità e importanza economica, sono soggette a specifiche forme di revisione legale – fra le altre, le società quotate in borsa, le banche, le imprese di assicurazione, gli intermediari finanziari… – e che hanno un numero di dipendenti superiore a 500 e un totale dello stato patrimoniale superiore a 20 milioni di euro o ricavi di almeno 40 milioni di euro, sono tenute a redigere la dichiarazione non finanziaria, soggetta a verifica da parte di un soggetto autorizzato ad effettuare la  revisione  legale  del bilancio.

Il Decreto, inoltre, prevede che anche le altre imprese non sottoposte all’obbligo come le PMI possano presentare una simile dichiarazione in forma volontaria e semplificata. Infatti, le dichiarazioni delle imprese con meno di 250 dipendenti, a differenze delle altre, possono essere considerate in conformità con la normativa senza soggiacere alle disposizioni sui controlli.

Oltre alla direttiva europea 2014/95/UE, sono diverse le spinte esterne che hanno portato progressivamente ad accrescere la richiesta di performance di sostenibilità nei confronti delle imprese.

Tra le iniziative principali, quella di maggior rilievo è senza dubbio l’accordo di New York del 2015 che ha portato alla definizione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, con 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs inglobati in un grande programma d’azione per un totale di 169 target o traguardi.

Gli SDG costituiscono un riferimento a validità universale. Tutti i Paesi devono quindi attivarsi per contribuire a raggiungerli, ciascuno secondo le proprie capacità.
L’Agenda 2030 impegna tutti i Paesi a mettere in campo azioni e iniziative di miglioramento per riuscire a raggiungere gli obiettivi nell’arco di quindici anni.
Questi 17 target sono stati inseriti anche all’interno del Global Compact, la più grande iniziativa di sostenibilità aziendale internazionale che funge anche da catalizzatore per i futuri cambiamenti da sostenere nel settore privato per il raggiungimento degli SDGs entro il 2030.

Il Report di Sostenibilità

L’Unione Europea, i Governi, le comunità internazionali e i cittadini stessi sono sempre più esigenti nei confronti delle imprese, a cui chiedono di fare business in maniera più etica e attenta alla società, alle persone e all’ambiente. Soprattutto, chiedono di essere informati sulle performance connesse.

La comunicazione puntuale, periodica e trasparente delle iniziative e degli impegni da parte delle imprese è diventata insomma una delle maggiori richieste da parte degli stakeholder, alla quale le aziende si sono trovate a dover rispondere orientandosi sempre di più verso la redazione dei cosiddetti Report di Sostenibilità.

Il Report di Sostenibilità, in quando prodotto del processo di reporting, è il documento con cui un’azienda rendiconta (rende conto) in relazione alle proprie iniziative e performance di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. È il documento, in altre parole, attraverso cui comunica le sue azioni a tutela dell’ambiente, l’approccio che adotta nei confronti dei lavoratori, la sua relazione con il territorio e la comunità…, il modo in cui genera valore e lo distribuisce ai suoi stakeholder.

Oggi, il reporting di sostenibilità è diventato uno degli elementi centrali di ogni strategia di sostenibilità aziendale.
Attraverso il processo di reporting, un’organizzazione identifica i propri impatti significativi per l’economia, l’ambiente e/o la società e li comunica secondo standard globalmente riconosciuti.

Gli standard di rendicontazione sono pensati per migliorare la qualità e la comparabilità globale delle informazioni su tali impatti, consentendo quindi una maggiore trasparenza e responsabilizzazione delle organizzazioni.
Il reporting di sostenibilità basato su tali standard dovrebbe fornire una rappresentazione ragionevole ed equilibrata dei contributi positivi e negativi di un’organizzazione verso l’obiettivo di sviluppo sostenibile.

Grazie alle informazioni contenute in Report di Sostenibilità realizzati attraverso standard di rendicontazione, gli stakeholder interni ed esterni sono in grado di farsi un’opinione e prendere decisioni consapevoli.

Il concetto di accountability

Il reporting di sostenibilità costituisce lo strumento attraverso il quale l’azienda è in grado di essere “accountable” e cioè capace di rendere conto del proprio operato.
Il punto di partenza, evidentemente, è l’assunzione di responsabilità da parte delle imprese, sintetizzato dal termine inglese accountability.
Si tratta del principio del “rendere conto”, ovvero dell’obbligo di riferire circa il corretto utilizzo delle risorse assegnate al raggiungimento delle finalità che l’organizzazione persegue.

L’origine del termine risale agli anni Ottanta del secolo scorso con riferimento alle organizzazioni pubbliche, per rispondere alla necessità dei governi di rendere conto delle loro azioni nei confronti dei cittadini. In quegli anni, infatti, all’interno della pubblica amministrazione, si diffondono nuove tecniche di gestione manageriali che implicano l’esigenza di misurare e valutare le performance delle amministrazioni pubbliche.
Il suo significato è stato poi successivamente applicato allo sviluppo sostenibile come richiesta di trasparenza, quale condizione per misurare gli impatti delle scelte delle organizzazioni.

Accountability significa diventare consapevoli, assumersi la responsabilità ed essere trasparenti sull’impatto delle proprie politiche, decisioni, azioni, prodotti e relative performance.
Ciò implica l’impegno di un’organizzazione a coinvolgere i propri stakeholder nell’identificare, comprendere e rispondere a questioni e aspettative che si riferiscono alla sostenibilità e alle performance connesse.
Accountability significa anche definire il modo in cui un’organizzazione governa, pianifica la strategia e gestisce la propria performance.

Il processo di reporting

Il Report di Sostenibilità non è solo un documento consuntivo che mostra i risultati raggiunti dall’azienda durante un dato anno di esercizio. È anche uno strumento che mette in relazione le performance economico-finanziarie con gli obiettivi dichiarati in ambito sociale e ambientale.

Rappresenta la piattaforma per comunicare le prestazioni e gli impatti in termini di sostenibilità – positivi e negativi – offrendo un quadro puntuale, completo e trasparente della complessa interdipendenza tra i fattori economici, sociali e ambientali caratteristici del contesto in cui l’azienda opera. Fornisce inoltre le modalità di gestione degli aspetti di sostenibilità maggiormente rilevanti per l’azienda stessa e i suoi stakeholder, in termini di valori, principi, policy e sistemi di gestione, gettando uno sguardo prospettico su impegni e obiettivi futuri verso lo sviluppo sostenibile.

Affinché il Report restituisca, effettivamente, un tale quadro di complessità è trasparenza, è necessario che il processo per la sua redazione sia preciso e accurato.

Le fasi principali del processo di reporting possono essere così schematizzate.

1. Definizione dell’impegno per la sostenibilità

Il processo di reporting può essere portato a termine e risultare efficace se tutta l’azienda – o una sua ampia porzione – viene ingaggiata nella sua redazione. Il punto di partenza del commitment del management aziendale, che si impegna a perseguire un progetto di rendicontazione di sostenibilità con l’obiettivo di rendere conto delle proprie performance e sviluppare una strategia di sostenibilità.

L’impegno dei vertici dell’organizzazione è un passaggio cruciale da condividere con tutte le risorse e questo affinché il report non si traduca in un mero esercizio dettato delle esigenze momentanee, ma rappresenti l’avvio di un percorso più ampio verso un modello di business sostenibile.

2. Analisi di materialità

Il secondo step consiste nel determinare i temi di sostenibilità maggiormente rilevanti per l’azienda e per i suoi stakeholder, quelli che saranno cioè oggetto di approfondimento nel report.

Previsto dai principali standard di sostenibilità, l’analisi di materialità è uno strumento che consente di individuare gli aspetti più significativi per la propria strategia di business e di collocarli secondo una scala di priorità. Il percorso metodologico permette cioè di identificare e valutare le tematiche di sostenibilità, metterle a confronto con la strategia dell’azienda e individuare le aree di maggior interesse sulle quali operare per costruire un percorso orientato all’integrazione della sostenibilità nel proprio modello di business.

Il percorso di analisi prevede il coinvolgimento dell’organizzazione e dei suoi stakeholder al fine di determinarne le diverse aspettative ed esigenze. Si può ricorrere allo scopo a interviste dirette, questionari, focus group e così via.

L’esito dell’analisi si traduce nella costruzione della matrice di materialità, che identifica gli aspetti che risultano avere gli impatti maggiormente significativi in termini sociali, ambientali ed economici e che possono influenzare il comportamento dei propri stakeholder.

3. Definizione dei KPI

Una volta individuati i temi materiali, si procede a identificare i KPI (Key Performance Indicators), ovvero gli indicatori in grado di misurare le performance economiche, sociali e ambientali dell’azienda. L’azienda deve costruire un set di indicatori in grado di fornire una serie di informazioni circa l’andamento delle proprie performance. A tale riguardo, gli standard per la rendicontazione di sostenibilità definiti dal Global Reporting Initiative costituiscono il principale riferimento internazionale per le imprese, che ne utilizzano gli indicatori per raccogliere le informazioni all’interno della propria organizzazione.

4. Raccolta dati

Definiti i KPI, si procede all’effettiva raccolta dei dati tra le varie funzioni dell’organizzazione, alla loro verifica e validazione interna secondo un processo da costruire con le funzioni responsabili.

5. Definizione degli obiettivi e piano di miglioramento

Completata la raccolta delle informazioni, i dati sono oggetto di un’analisi che porterà l’azienda a identificare le aree con maggior necessità di intervento e a definire gli obiettivi che comporranno il proprio piano di miglioramento. Tali obiettivi costituiscono il riferimento su cui l’azienda misurerà i propri progressi per l’anno successivo.

Il processo di reporting, per essere esso stesso sostenibile, deve presupporre una comprovata capacità dell’azienda di gestire le tematiche di sostenibilità in modo integrato, di strutturare un processo di raccolta e analisi dei dati robusto e replicabile nel tempo, nonché di adottare un corretto approccio al miglioramento continuo.

Un buon report di sostenibilità non potrà che essere il risultato di buon processo di reporting, altrimenti il rischio è quello di creare solo uno strumento di comunicazione di breve termine che può trasformarsi anche in un boomerang. Il rischio da tenere sempre presente è infatti il greenwashing, una forma di comunicazione più o meno consapevole che di fatto diffonde un’immagine del produttore o del prodotto/servizio migliore di quella reale sotto il profilo del suo impatto ambientale.

Un progetto di reporting di sostenibilità costruito e gestito nel modo corretto permette all’azienda di:

  • dimostrare e comunicare come l’organizzazione influenza ed è influenzata dallo sviluppo sostenibile
  • promuovere azioni di benchmark e valutazione della performance di sostenibilità secondo quanto previsto da leggi, norme, codici, standard e iniziative volontarie
  • confrontare la performance nel tempo, sia all’interno della stessa organizzazione
    che fra organizzazioni diverse

Corporate Sustainability Reporting Directive

Il 16 dicembre 2022 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea la Direttiva UE 2022/2464 del 14 dicembre 2022 Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che supera la direttiva sulla DNF vigente introducendo nuovi e più dettagliati obblighi di trasparenza in materia di impatto delle imprese su ambiente, diritti umani e standard sociali. Tutto questo sulla base di criteri comuni in linea con gli obiettivi climatici dell’Unione.

In estrema sintesi, la nuova Direttiva prevede quanto segue.

  • Un ampliamento dell’obbligo di rendicontazione a tutte le società quotate (PMI comprese) e alle grandi imprese, ovvero alle imprese che, alla data di chiusura dell’esercizio, superino 2 dei seguenti criteri: € 20 milioni di totale di attivo, € 40 milioni di ricavi netti, 250 dipendenti medi annui.
  • Assurance indipendente. I report di sostenibilità saranno assoggettati alla “limited assurance”, nella prospettiva di raggiungere la “reasonable assurance” – tipica del bilancio economico-finanziario – tramite uno “statutory auditor” accreditato.
  • Unico standard di rendicontazione europeo. Per garantire una maggiore standardizzazione tra le diverse forme di rendicontazione, le imprese saranno tenute ad adottare un unico standard Europeo ESRS (European Sustainability Reporting Standard), il cui sviluppo è demandato all’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group).
  • Accesso digitale alle informazioni (database europeo). Al fine di aumentare la diffusione delle informative di sostenibilità, le imprese saranno obbligate a digitalizzare le informazioni presenti nei relativi report, utilizzando il linguaggio XHTML e il linguaggio di marcatura XBRL.
  • Pubblicazione del report. Le imprese dovranno includere l’informativa di sostenibilità all’interno della Relazione sulla Gestione e non in un documento a se stante, al fine di garantire una maggiore integrazione tra informazioni di carattere finanziario e non finanziario.

La direttiva si applicherà in modo progressivo secondo le seguenti tempistiche.

2025 → comunicazione sull’esercizio finanziario 2024, per le imprese già soggette alla direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario (NFRD)

2026 → comunicazione sull’esercizio finanziario 2025, per le grandi imprese attualmente non soggette alla direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario (NFRD)

2027 → comunicazione sull’esercizio finanziario 2026, per le PMI quotate, ad eccezione delle microimprese, gli enti creditizi piccoli e non complessi e le imprese di assicurazione captive

2029 → comunicazione sull’esercizio finanziario 2028, per le imprese di paesi terzi che realizzano ricavi netti delle vendite e delle prestazioni superiori a 150 milioni di EUR nell’UE, se hanno almeno un’impresa figlia o una succursale nell’Unione che superi determinate soglie.

In Italia, sono attualmente in corso le consultazioni per il recepimento della CSRD, il che richiederà la modifica di diverse leggi rilevanti. In particolare, il dibattito verte sul ruolo del revisore e sul processo di assurance.

Il lavoro dell’EFRAG

A giugno 2020, la Commissione Europea ha richiesto all’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) di esaminare la possibile elaborazione di standard comuni per la rendicontazione delle informazioni non finanziarie da parte delle imprese.

L’EFRAG ha presentato le prime bozze per gli European Sustainability Reporting Standards, in consultazione pubblica fino all’8 agosto 2022 e poi pubblicate in data 23 novembre 2022 (draft ESRS Set 1).

Questo primo set di standard di sostenibilità europei è stato approvato dalla Commissione Europea il 31 luglio 2023, mentre il secondo set – che comprende anche gli standard inclusi settoriali e per le PMI – sarà approvato entro il 30 giugno 2024 con revisioni previste ogni tre anni almeno.

Il primo set si compone di 12 standards:

  • 2 standard cross-cutting
    – General Requirements
    – General Disclosures
  • 5 standard su tematiche ambientali
    – Cambiamenti climatici
    – Inquinamento
    – Risorse idriche e marine
    – Biodiversità ed ecosistemi
    – Economia circolare
  • 4 standard su tematiche sociali
    – Forza lavoro
    – Lavoratori della catena del valore
    – Consumatori
    – Utenti finali
  • 1 standard su tematiche di governance

Gli standard sono stati concepiti per essere interoperabili con i GRI Standards, coerenti con le raccomandazioni del TCFD (Task Force on Climate Related Financial Disclosures) del Financial Stability Board, e rifletteranno gli obblighi informativi emanati dalla EU Green Taxonomy e dalla Direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence (CSDD).

Altri standard in essere

Il GRI, ad oggi, rappresenta il principale ma non unico standard di riferimento per il reporting di sostenibilità. Il crescente interesse verso la sostenibilità delle imprese e la comunicazione dei loro risultati in tale ambito ha generato infatti il proliferare di una molteplicità di sistemi per la rendicontazione di tali parametri.

Attraverso gli ESG, inoltre, le performance di sostenibilità stanno rivestendo un ruolo sempre più importante anche sul piano finanziario.
Con il termine ESG – Environmental, Social, Governance – si fa riferimento a uno specifico approccio alla gestione finanziaria di medio-lungo termine che tiene in considerazione le performance relative alla dimensione ambientale, sociale e alla governance dell’organizzazione.

Nel mondo, un numero sempre maggiore di investitori istituzionali e non sta considerando i fattori ESG nelle proprie decisioni d’investimento e nel proprio azionariato attivo. Nel loro operato, questi soggetti stanno inoltre influenzando direttamente le aziende e i decisori politici affinché migliorino le proprie attività in tali aree. Il che sta apportando benefici tangibili visibili sia a livello ambientale che sociale.

Tra gli standard di riferimento per il reporting diversi da quelli GRI, citiamo i seguenti

International Integrated Reporting Council (IIRC)

Coalizione globale di soggetti regolatori, investitori, società, professionisti in accounting, università e ONG che promuove la comunicazione sulla creazione di valore come prossimo passo nell’evoluzione del reporting aziendale. Il framework IR per il reporting integrato, la cui ultima versione è stata pubblicata a gennaio 2021, migliora la qualità delle informazioni disponibili per i fornitori di capitale finanziario per consentire un’allocazione più efficiente e produttiva del capitale. Il focus di questo standard si basa sulla generazione di valore nel tempo, ovvero sui capitali utilizzati dall’azienda per crearlo.

CDP

Organizzazione senza fini di lucro che gestisce un sistema di informativa globale per investitori, società, città, stati e regioni per gestire la rendicontazione sugli impatti ambientali. CDP offre un sistema per misurare, rilevare, gestire e condividere a livello globale informazioni riguardanti il cambiamento climatico.

Sono quattro i programmi supportati da CDP: Climate Change Program, Water Program, Forests Program e Supply Chain Program, oltre a uno specifico programma dedicato a città e regioni denominato Cities, States and Regions Program.

CDSB

Consorzio di ONG che si impegna ad allineare il reporting aziendale per equiparare il capitale naturale al capitale finanziario. Il Framework CDSB per il reporting sulle informazioni ambientali e sui cambiamenti climatici è progettato per aiutare le organizzazioni a preparare e presentare informazioni ambientali nelle relazioni principali a beneficio degli investitori. Consente agli investitori di valutare la relazione tra questioni ambientali specifiche e la strategia, le prestazioni e le prospettive dell’organizzazione.

Sustainability Accounting Standard Board

Organizzazione no-profit nata nel 2011 con la missione di sviluppare standard di rendicontazione settoriali in ambito ESG. Fornisce 79 standard di settore incentrati sugli impatti finanziari delle tematiche rilevanti per la sostenibilità, rivolgendosi direttamente alla platea degli investitori.

Task Force sulle informazioni finanziarie relative al clima (TCFD)

Ha sviluppato quattro raccomandazioni applicabili alle organizzazioni e pubblicate nel giugno 2017. L’obiettivo di tali raccomandazioni è guidare il settore privato nella rendicontazione delle informazioni necessarie a investitori, finanziatori e compagnie di assicurazione per valutare opportunità e rischi legati al clima.

Federazione internazionale delle borse (WFE)

Ha sviluppato e aggiornato le prime linee guida e metriche ESG per fornire un punto di riferimento per le borse che desiderano introdurre, migliorare o richiedere il reporting ESG nei loro mercati. Dalla sua prima pubblicazione nel 2015, oltre 35 Borse Valori in tutto il mondo hanno emesso o si sono impegnate a pubblicare linee guida sulla rendicontazione ESG per le loro società quotate. L’ultimo aggiornamento è del 2018.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER


    Dichiaro di aver letto e compreso la vostra Informativa sulla Privacy.

    Vuoi approfondire il nostro approccio al servizio?
    contattaci

    © 2021 Process Factory
    All rights reserved
    Developed by MirabolaMente

    AZIENDA

    Process Factory
    via Antonio da Noli, 4/6
    50127 Firenze
    tel: +39.055.461947
    info@processfactory.it
    posta@pec.processfactory.it

    INFO

    C.F. P.IVA e R.I. 05805200481
    SDI M5UXCR1
    Cap. Soc. € 80.000 i. v.
    Numero REA FI-576863
    Privacy PolicyCookie Policy

    SEGUICI SU