La sostenibilità deve essere al centro delle politiche di investimento. Questa la via indicata da Larry Fink, fondatore e CEO di BlackRock: il più grande colosso del risparmio.

LA DICHIARAZIONE DI LARRY FINK

A inizio 2020, nell’annuale lettera ai CEO, Fink aveva scritto le sue considerazioni sul cambiamento climatico. Aveva sottolineato la profonda rivalutazione del rischio e del valore degli asset che ne sarebbe derivata. E in particolare aveva dichiarato:

«As a fiduciary, our responsibility is to help clients navigate this transition. Our investment conviction is that sustainability- and climate-integrated portfolios can provide better risk-adjusted returns to investors. And with the impact of sustainability on investment returns increasing, we believe that sustainable investing is the strongest foundation for client portfolios going forward».

LA LISTA NERA DI BLACKROCK

Se a gennaio erano solo parole, ora Fink e BlackRock sono passati ai fatti. Il 14 luglio è stata pubblicata una lista di 244 aziende molto poco impegnate nell’integrazione del rischio climatico nei rispettivi business model e informative.

Sul fronte del climate change, quindi, la società di asset management presieduta da Fink ha votato contro nelle assemblee di 53 società. Per le restanti 191, ha «notificato lo stato di sorveglianza e il rischio di un’attività di voto nei confronti del management, nel 2021, qualora non compiano progressi sostanziali».

Un avvertimento serio rivolto agli amministratori delegati delle aziende nel portafoglio gestito, i quali sono chiamati a dimostrare progressi concreti in tema di riduzione del rischio climatico.

In particolare, BlackRock chiede un maggiore allineamento alle raccomandazioni della task force creata dal Financial Stability Board (Tcfd) e ai criteri della rendicontazione Sasb. Il fine è anche quello di dimostrare una maggiore trasparenza sul proprio operato e sui risultati conseguiti.

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