“Non possono esserci dubbi, ormai, sul fatto che la sostenibilità sia una delle questioni più urgenti che il mondo deve oggi affrontare. È un tema che riguarda ogni aspetto della vita: dalle nostre decisioni quotidiane al destino delle generazioni future, dal mondo della politica al settore privato. La sostenibilità sta plasmando il modo in cui il mondo sta cambiando e cambierà nel futuro”.

Si apre così il report Sustainarama – How sustainability will change the world in 2050, realizzato dalla società tedesca di consulenza Roland Berger.
Il report affronta tutti gli scenari principali della sostenibilità: dal ruolo della regolazione sia in ambito ambientale che in quello degli investimenti, necessaria per fornire un framework alla sostenibilità, al nuovo senso di purpose che decreta il superamento del vecchio concetto di capitalismo basato sul profitto, fino ad arrivare al framework ESG per misurare le performance di sostenibilità delle aziende in modo standardizzato.

Gli analisti tedeschi prevedono quattro scenari per il 2050, che essi stessi indicano come intenzionalmente provocatori, partendo dal presupposto che predire il futuro è un fool’s game.

Process Factory: Report 2050 sul business del futuro

Sustainarama – How sustainability will change the world in 2050 (Roland Berger)

The future is unpredictable, but we can reduce the complexity by understanding the canvas of possibilities”.

Gli scenari sono immagini che ci aiutano a disegnare futuri possibili e a prepararci di conseguenza. Idealmente, questi scenari devono essere eccessivi e provocatori quanto basta per stimolare la giusta dose di riflessione e dibattito. Come quelli del report di Roland Berger di cui riportiamo a seguire un breve estratto.

Scenario #1 – Planned new world

È lo scenario nel quale le autorità di regolazione sono intervenute così pesantemente da avere portato la sostenibilità a non essere più una scelta, ma una imposizione di legge con pesanti implicazioni sanzionatori. In questo ambiente così fortemente regolamentato, le imprese sono costrette a garantire la conformità dedicando ogni sforzo necessario, a sacrificio dell’innovazione e della creatività.

In tale scenario, nel 2050 i cambiamenti climatici come il riscaldamento globale sono scongiurati, gli obiettivi di carbon neutrality non sono più sufficienti e la legge richiede alle aziende di essere carbon negative, gli impatti ambientali sono tutti tracciati digitalmente rendendo il greenwashing impossibile e comunque pesantemente sanzionato.

Lo scenario registra enormi progressi sul fronte della responsabilità sociale delle imprese, con la previsione di audit indipendenti che eliminano ogni rischio di crimini potenziali e infine con un sistema di tassazione basato sui punteggi ESG.

Scenario #2 – Race for sustainability

In questo scenario, non sono le autorità di regolazione, ma le imprese stesse ad essere la forza motrice della sostenibilità, grazie anche al grande pubblico che ha fatto propri i valori di sostenibilità nello stile di vita e nei comportamenti di acquisto.
Tutto questo ha spinto le aziende a compiere progressi enormi grazie alla tecnologia e all’innovazione: nella realizzazione di prodotti più sostenibili, nell’essere più facilmente carbon negative, nel realizzare concretamente un’economia circolare nella quale le imprese comunicano apertamente le loro prestazioni sull’utilizzo delle risorse, consentendo scelte consapevoli da parte dei consumatori.

In questo secondo scenario, la maggiore sensibilità al tema ambientale porta a segnalare più naturalmente comportamenti scorretti e ad attivare iniziative di attenzione all’ambiente anche all’interno delle fabbriche.
L’innovazione trova terreno fertile grazie a una piena trasparenza e a una regolamentazione di tipo liberale.
Sul fronte sociale, le imprese risultano completamente trasparenti lungo l’intera supply chain ed eventuali incidenti sono segnalati e analizzati.
Le remunerazioni dei CEO sono legate alle performance di sostenibilità che vengono rigorosamente monitorate dall’esterno in modo nella massima trasparenza e le aziende si impegnano a restituire alla società quota dei profitti conseguiti.
L’accesso al credito e al mercato dei capitali è possibile solo per le aziende che raggiungono un certo punteggio di sostenibilità.

Scenario #3 – Minimum viable master plan

Sebbene le autorità di regolazione abbiano identificato il bisogno di cambiamento, le aziende continuano a cercare scappatoie che consentano loro di continuare l’attività come sempre, per cui nessuna azione radicale è stata intrapresa entro il 2050.

In questo scenario, nessuno degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) è stato raggiunto, per cui il pianeta continua ad essere afflitto da catastrofi naturali, povertà e scarsità di cibo.
Ci sono solo casi isolati di successo in alcune nazioni su temi specifici come la mobilità elettrica o basata sull’idrogeno, ma non esistono standard globali.
In assenza di disposizioni vincolanti in tema di emissioni di CO2, il greenwashing continua ad essere molto diffuso così come la gestione dei rifiuti urbani continua a essere uno dei principali problemi.
Dal punto di vista sociale, nonostante gli sforzi, le violazioni dei diritti umani sono in aumento, mentre dal punto di vista fiscale continuano a esistere paradisi fiscali offshore.
Gli scandali sulla sostenibilità sono il new normal.

Scenario #4 – Everyone for themselves

Nel quarto e ultimo scenario, gli sforzi verso la sostenibilità sono guidati esclusivamente dalla società piuttosto che dalle autorità di regolazione.
Le proteste per il clima non hanno sortito alcun impatto, per cui entro il 2050 larghi territori delle Americhe, Africa, Europa ed Asia non sono più abitabili a causa delle desertificazioni e di condizioni metereologiche estreme.

Davanti a tutto questo, una larga fetta della società continua a restare indifferente, scegliendo di ignorare le proteste e le catastrofi ambientali.
Le aziende dipendono ancora in gran parte dai combustibili fossili e dall’energia nucleare, mentre dal punto di vista sociale i paesi in via di sviluppo devono affrontare ancora l’estrema povertà, le dure condizioni di lavoro, lo sfruttamento minorile e le guerre.
Il profitto a breve termine è ancora un must per le imprese, che conservano una mentalità basata su salari bassi, praticano il licenziamento facile, hanno standard di lavoro scadenti e cercano prezzi di acquisto ai valori più bassi. L’unico rischio per le imprese è rappresentato dal terrorismo verde.

A cosa puntare

È evidente che lo scenario più desiderabile sia Race for Sustainability. Questo scenario ci consente di garantire un futuro sostenibile plasmato da giocatori indipendenti in un’economia sociale di mercato. Guidate dai consumatori, le aziende agiscono come attori responsabili nella società. La loro competizione nella corsa alla sostenibilità porta alle soluzioni più innovative e ad una trasformazione verde dell’intera economia.

Gli scenari rappresentati da Roland Berger sono come dichiarato estremi e parziali, ma una cosa è chiara: un cambiamento di qualche tipo è essenziale. La domanda, quindi, non è se il cambiamento avverrà, ma quanto velocemente avverrà e chi sarà al posto di guida: le aziende o le autorità di regolazione?
La società deve rendersi conto dell’importanza e dell’urgenza della sostenibilità. Ma anche le imprese devono compiere una metamorfosi, definendo il loro livello di ambizione per ogni priorità della loro strategia di sostenibilità. Possono agire da pioniere? O hanno prima bisogno di colmare il divario con i loro concorrenti?
I livelli di ambizione dovrebbero essere sia realistici che onesti, in modo da evitare comportamenti ingannevoli verso gli stakeholder. Non ci deve essere alcun tentativo di greenwashing: le azioni delle aziende devono essere all’altezza delle loro parole.

Le aziende possono strutturare le loro iniziative di sostenibilità in vari modi. Ad esempio, incentrandole su funzioni specifiche come le risorse umane, la produzione o la supply chain. In alternativa, possono organizzarle in base all’obiettivo dell’iniziativa: aumentare la diversità, la trasparenza della catena di fornitura, la decarbonizzazione e così via. Il giusto approccio sarà diverso da azienda ad azienda, a seconda della strategia generale e delle caratteristiche organizzative e delle capacità interne.

Questo il quadro delle opportunità rappresentate nel rapporto negli ambiti ESG e su orizzonti si breve-medio e lungo termine.

Process Factory: le dimensioni della sostenibilità

Immagine tratta da Sustainarama – How sustainability will change the world in 2050 (Roland Berger)

I rischi dell’immobilismo

Cosa succede se un’azienda non agisce concretamente sulla sostenibilità? Crediamo che la passività su questi temi rappresenti un sostanziale pericolo per le imprese, pericolo che aumenterà in modo esponenziale col passare del tempo e che si concretizzerà in danni reputazionali, rischi ambientali, rischi a livello di catena di fornitura e altro ancora.
Le aziende che oggi non riescono a inserire il tema della sostenibilità nella loro strategia si stanno esponendo al fallimento. Ma non si tratta solo di un rischio. La sostenibilità rappresenta anche una grande opportunità economica. Dall’efficienza energetica all’aumento del riciclo, al ripensamento dei modelli di business per scoprire nuove potenzialità di mercato, i manager scopriranno che affrontare la sostenibilità in modo diretto può regalare grandi ricompense.

Poiché la sostenibilità domina sempre più il dibattito pubblico e motiva i consumatori nelle loro decisioni, incoraggiamo le aziende ad osare e prendere una posizione forte sulla sostenibilità. Mai la necessità di agire è stata così urgente e il potenziale per creare un futuro sostenibile così grande.

Report Roland Berger: quali le novità?

Gli elementi nuovi non sono moltissimi, se non la conferma di qualche assunto dal quale, già qualche anno fa, noi di Process Factory siamo partiti per disegnare una roadmap per la sostenibilità delle imprese.
La sostenibilità va integrata nella strategia d’impresa, per cui serve non farsi tentare dalle iniziative spot, dal tentativo di copiare quello che fanno i concorrenti, giusto per dimostrare di non essere l’ultima ruota del carro.

La sostenibilità non rappresenta una minaccia, ma una grande opportunità che solo le imprese che guardano al futuro e che lo fanno con fiducia e ottimismo possono permettersi. Al tempo stesso, viene confermato quel senso di urgenza che oggi non consente più alle aziende di rinviare decisioni e azioni i cui frutti necessariamente si mostreranno tra qualche anno.

Qual è la ricetta, quindi? Difficile a dirsi, ma possiamo suggerire qualche buon ingrediente: orientamento e fiducia nel futuro, senso di urgenza nel presente, innovazione, progettualità, coinvolgimento del management e del personale, trasparenza e misura dei risultati.
Ultimo ingrediente, ma non per importanza, le partnership: da soli è tutto più difficile, mentre facendo rete, creando partnership che coinvolgano aziende, centri di innovazione e ricerca, consulenti e mondo accademico, anche gli obiettivi più ambiziosi diventano accessibili.

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