L’industria della moda e tanti altri settori manifestano sempre di più l’esigenza di figure pronte a supportare la transizione dei modelli di business verso la sostenibilità, figure che sul mercato mancano o sono comunque difficili da reperire.
La formazione professionale per qualificare le risorse interne alle aziende è fondamentale, ma bisogna ragionare anche in prospettiva, individuando fra i giovani i talenti inespressi o inconsapevoli che domani ricopriranno ruoli sempre più cruciali per lo sviluppo.

Guardando al mondo del fashion & luxury, una strada è certamente quella di percorsi strutturati di training come quello per Sustainability Manager sviluppato da Process Factory per la filiera e accreditato AICQ Sicev. Si tratta di un piano agile di formazione online in 10 moduli per creare consapevolezza e competenze sui temi della sostenibilità rilevanti per il comparto moda, accompagnando la crescita delle risorse che già lavorano nella filiera e dotando delle conoscenze di base chi punta a candidarsi per un ruolo – di Sustainability Manager, appunto – sempre più cruciale per lo sviluppo del business (maggiori informazioni sono disponibili nella sezione del sito 4sustainability).

Valutare le persone sul campo potendone misurare la predisposizione è un altro strumento, più potente ed efficace perché punta a far emergere il talento, che è missione a cui la formazione di tipo accademico può assolvere fisiologicamente solo in parte.
Abbiamo chiesto ad Alessandro Degli Innocenti e Barbara Santarelli, rispettivamente Partner e HR Specialist di Process Factory, di illustrare il ruolo di incubatore di talenti per la sostenibilità nella moda che l’azienda si sta nel tempo ritagliando.

Barbara, quanto sanno di sostenibilità le risorse con cui nel tuo lavoro di selezione hai modo di confrontarti?

Come azienda siamo sempre alla ricerca di persone preparate, appassionate e curiose. Ricevo molti curriculum di ragazzi che hanno approcciato i temi della sostenibilità nei loro percorsi di studio, ma la materia è così vasta e articolata che è difficile comprendere quali competenze hanno a livello operativo. Il tema della sostenibilità è affrontato spesso solo sulla carta e passare dal piano teorico a quello pratico richiede tempi lunghi.

Secondo te, Alessandro, come si può snellire questo processo?

Abbiamo avviato diversi progetti pensati per avvicinare scuola e università al mondo del lavoro. L’intento è creare un ponte che, muovendo dalle necessarie conoscenze di fondo, introduca i giovani ai contesti operativi in cui queste conoscenze andranno spese. Il nostro primo obiettivo è far capire cosa significa nella pratica trasformare in senso sostenibile i processi produttivi di un’azienda della moda e misurarne le relative prestazioni.

Alla prima esperienza di lavoro, tanti ragazzi sentono forte la difficoltà di applicare alla realtà quello che hanno imparato in aula: i modelli sono pensati per le situazioni-tipo, ma le condizioni in cui ci si trova a lavorare sono per lo più lontane da ogni standard.
Quello che facciamo è aiutarli ad applicare le conoscenze al caso reale, li abituiamo a superare gli ostacoli e a pensare alle soluzioni, a costruirne di nuove. Se la persona ha una buona preparazione di base ed è motivata, pronta a cogliere l’opportunità di mettersi alla prova in un ambiente di lavoro stimolante, l’esperienza si rivela utilissima e di soddisfazione anche per noi.

È un rapporto a termine – chiedo a entrambi – o ci sono opportunità di proseguire insieme?

La possibilità di vedere i ragazzi all’opera su ricerche e piccoli progetti ci aiuta intanto a verificare fino a che punto la nostra proposta professionale e la nostra visione siano compatibili con le loro. Lavorare insieme per un certo periodo ci dà modo di individuare su queste basi eventuali spazi di collaborazione futura. È bellissimo vedere la dedizione con cui alcuni si mettono in gioco ed è straordinario ascoltarli quando ti raccontano di aver trovato un posto in cui utilizzare finalmente quello che hanno appreso a scuola o all’università.

A questo proposito, Process Factory ha attivato collaborazioni con diversi Atenei del nostro Paese. Ci puoi dire, Barbara, in cosa consistono gli scambi?

Una delle collaborazioni più vive è quella con l’Università di Ferrara, che ha un corso di laurea in Green Economy. Con loro abbiamo attivi al momento due Project Work, un tirocinio curricolare e un Project Work in partenza a gennaio, per un totale di quattro studenti.
A causa della pandemia, gli studenti stanno lavorando in parte a distanza, monitorati dai loro tutor aziendali da cui ricevono indicazioni costanti. Insieme, si confrontano sulle difficoltà che incontrano strada facendo, partecipano alla costruzione di nuove idee di sviluppo, propongono e danno il loro contributo di freschezza sui temi del loro percorso che mi piace citare anche a titolo di esempio: “Enviromental Profit and Loss”, “Library delle materie prime sostenibili”, “Sustainable Design”, “Comparazione dei Bilanci di sostenibilità maggiormente in uso”.
Oltre ai contenuti, imparano l’uso delle tecnologie a supporto: videocall, telefonate, mail, piattaforme di condivisione e collaborazione… La possibilità di alternare l’home office con la presenza in azienda – vedere dal vivo chi siamo, come siamo strutturati e come è organizzato il lavoro – è un bene perché si sperimentano i vantaggi delle due modalità.

Con l’Università La Sapienza di Roma abbiamo da poco concluso un tirocinio curricolare per il corso di laurea in Fashion Studies. Un bel rapporto nato da una candidatura spontanea. La lettera di presentazione che accompagnava il curriculum mi ha convinta dalle prime due righe. E il progetto che ne è scaturito sui temi del chemical management ha confermato in pieno le premesse.

La collaborazione più recente è quella con l’Istituto Modartech di Pontedera, in provincia di Pisa. Abbiamo firmato con loro una convenzione per ospitare un tirocinio curricolare per l’area comunicazione. Parliamo in questo caso di una risorsa giovanissima, impegnata in presenza nella nostra sede di Firenze come supporto per le attività di grafica e videoediting.

Una nota a parte merita la presenza da noi di una ricercatrice del Dipartimento di Antropologia della California University di Davis, visiting PhD all’Università degli Studi Milano Bicocca. Lo scopo della sua ricerca è di natura socio-antropologica, l’intento è capire come gli attori sociali che ruotano attorno all’industria della moda italiana concepiscano e partecipino alla transizione verso un sistema e un pianeta più sostenibili.

C’è altro sul fuoco, Alessandro?

Sempre, mai smettere di costruire il futuro! Fra le altre cose, abbiamo partecipato con il Politecnico di Milano a un bando internazionale per l’assegnazione di fondi per progetti di collaborazione sostenibili tra organizzazioni del settore accademico che coinvolgano piccole e medie imprese – della moda, nel caso specifico – e siamo adesso in attesa degli esiti.

Oltre ai tirocini curricolari, inoltre, abbiamo in programma di attivare anche dei tirocini extracurricolari. Uno si è appena concluso e si è trasformato in un contratto di apprendistato. Molti di questi ragazzi si sono distinti per le loro capacità e saranno certamente presi in considerazione, se si creeranno, come ritengo, altri spazi utili per accoglierli.

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