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REVISIONE DELLE NORME SULLA TRASPARENZA DELLE PA

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L’8 giugno è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs 97/2016 che disciplina la revisione e la semplificazione del D.Lgs 33/2013 e che introduce anche in Italia il Freedom Information Act (FOIA).

 

A livello internazionale, il Freedom of Information Act è l’insieme di norme che regola il diritto di accesso all’informazione. In base a queste disposizioni, i cittadini hanno diritto a chiedere ogni tipo di informazione prodotta e posseduta dalle amministrazioni, purchè essa non contrasti con la sicurezza nazionale o la privacy. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto «l’accesso alle informazioni detenute dai governi» come diritto e oggi oltre novanta paesi democratici si sono dotati di un FOIA.

 

«Abbiamo mantenuto la promessa, il FOIA è legge», aveva sottolineato il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia al momento della sua approvazione definitiva. «Con il decreto attuativo della riforma della Pubblica Amministrazione, approvato definitivamente, l’Italia adotta una legislazione sul modello del Freedom of Information Act. I cittadini hanno ora diritto di conoscere dati e documenti in possesso della pubblica amministrazione, anche senza un interesse diretto».

 

L’art. 5 comma 2 del nuovo D.Lgs 33/13, recita infatti così:

«Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall’articolo 5-bis».

 

L’accesso riguarda tutte le informazioni, incluse quelle che riguardano l’affidamento di gare e appalti, con l’unico nodo delle limitazioni ai dati accessibili, vale a dire il confine tra trasparenza e pricacy. L’invio di documenti in via digitale dovrà essere gratuito. In caso di rifiuto, il cittadino potrà fare ricorso.

 

AMBITO DI APPLICAZIONE

Circa l’ambito di applicazione della normativa, si fa notare che il testo approvato, in relazione alle società in controllo pubblico e quelle in partecipazione pubblica, richiama un testo di legge non ancora esistente, ovvero il decreto sul riordino delle società partecipate attuativo dell’art. 18 della Legge 124/15.

Fino a quando il decreto sulle partecipate non sarà varato, dunque, il metodo utilizzato dal legislatore ha creato di fatto un vuoto normativo..

 

Ciò premesso, l’art. 2-bis del D.lgs 33/13 afferma che sono soggetti alla normativa sulla trasparenza:

1. le “pubbliche amministrazioni” ovvero le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e successive modificazioni, ivi comprese le autorità portuali, nonché le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione;

2.a) gli enti pubblici economici e gli ordini professionali;

2.b) le società in controllo pubblico come definite dal decreto legislativo emanato in attuazione dell’articolo 18 della legge 7 agosto 2015, n.124. Sono escluse le società quotate come definite dallo stesso decreto legislativo emanato in attuazione dell’articolo 18 della legge 7 agosto 2015, n.124;

2.c) le associazioni, le fondazioni e gli enti di diritto privato comunque denominati, anche privi di personalità giuridica, con bilancio superiore a cinquecentomila euro, la cui attività sia finanziata in modo maggioritario per almeno due esercizi finanziari consecutivi nell’ultimo triennio da pubbliche amministrazioni e in cui la totalità dei titolari o dei componenti dell’organo d’amministrazione o di indirizzo sia designata da pubbliche amministrazioni.

3. limitatamente ai dati e ai documenti inerenti all’attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell’Unione Europea, le società in partecipazione pubblica come definite dal decreto legislativo emanato in attuazione dell’articolo 18 della legge 7 agosto 2015, n.124, e alle associazioni, alle fondazioni e agli enti di diritto privato, anche privi di personalità giuridica, con bilancio superiore a cinquecentomila euro, che esercitano funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici.

 

ALTRE MODIFICHE

Tra le altre modifiche, tutte operanti nel senso della semplificazione degli obblighi di pubblicazione, il decreto prevede:

– L’abrogazione del programma triennale per la trasparenza e l’integrità (previsto all’art. 10 comma 2 del precedente testo del D.lgs 33/13), il quale viene ad essere integrato nel piano triennale di prevenzione della corruzione limitatamente alle responsabilità di pubblicazione dei dati.

– L’abrogazione degli obblighi di pubblicazione di cui agli artt.:

23. Obblighi di pubblicazione concernenti i provvedimenti amministrativi, limitatamente ai commi 1 lett. a) e c) e 2;

24. Obblighi di pubblicazione dei dati aggregati relativi all’attività amministrativa;

25. Obblighi di pubblicazione concernenti i controlli sulle imprese;

32. Obblighi di pubblicazione concernenti i servizi erogati, limitatamente al comma 2 lettera b (tempi medi di erogazione dei servizi);

35. Obblighi di pubblicazione relativi ai procedimenti amministrativi e ai controlli sulle dichiarazioni sostitutive e l’acquisizione d’ufficio dei dati, limitatamente ai commi 1 lettera n) (risultati di customer satisfaction) e 3 lett. b) e c);

39. Trasparenza dell’attività di pianificazione e governo del territorio, limitatamente al comma 1, lettera b);

42. Obblighi di pubblicazione concernenti gli interventi straordinari e di emergenza che comportano deroghe alla legislazione vigente, limitatamente al comma 1, lettera d).

 

In materia di appalti, fermi restando gli obblighi di pubblicità legale, gli obblighi di trasparenza sono assolti con la pubblicazione di:

1. dati previsti dall’articolo 1, comma 32, della legge 6 novembre 2012, n. 190, i quali a loro volta si si intendono assolti, attraverso l’invio dei medesimi dati alla banca dati delle amministrazioni pubbliche ai sensi dell’articolo 2 del decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229, limitatamente alla parte lavori;

2. atti e informazioni oggetto di pubblicazione ai sensi del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

 

RESPONSABILITÀ DERIVANTE DALLA VIOLAZIONE DELLE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI OBBLIGHI DI PUBBLICAZIONE E DI ACCESSO CIVICO (ART. 47)

Ai sensi del comma 1 dell’art. 47: «L’inadempimento degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente e il rifiuto, il differimento e la limitazione dell’accesso civico, al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 5-bis, costituiscono elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale, eventuale causa di responsabilità per danno all’immagine dell’amministrazione e sono comunque valutati ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato e del trattamento accessorio collegato alla performance individuale dei responsabili».

 

PERIODO TRANSITORIO

Di seguito le scadenze di adeguamento per i soggetti destinatari del decreto trasparenza:

  • 20 giugno 2016 (entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore) – le PA che rientrano nell’ambito soggettivo di applicazione (articolo 2-bis del decreto legislativo n. 33 del 2013) si dovranno adeguare alle modifiche del decreto legislativo in questione e dovranno assicurare l’effettivo esercizio del diritto di accesso civico (articolo 5, comma 2, del decreto legislativo n. 33 del 2013);
  • 24 giugno 2017 (entro 1 anno dalla data di entrata in vigore) – acquistano efficacia gli obblighi di pubblicazione (articolo 9-bis D.Lgs. 33/2013) dei dati residenti in archivi “centrali”, indicati nell’allegato B del decreto. Le singole PA dovranno pubblicare il link agli archivi “centrali” o comunque un archivio “locale” che sia identico a quello centrale.