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ARRIVA L’ETICHETTA CON L’IMPRONTA SOCIALE DEL PRODOTTO

Process_Factory_Etichetta_SocialeAlcune disposizioni di legge impongono alle aziende – e alla loro catena di fornitura – una maggiore trasparenza sui processi produttivi. Rientrano in questo filone le recenti normative comunitarie in materia agro-alimentare, che rendono obbligatoria l’etichettatura di alcune carni suine con l’indicazione dei luoghi di provenienza e macellazione.

Comunicare questo impegno, da parte delle imprese di ogni settore, è un’esigenza sempre più sentita, un modo per entrare in relazione diretta con i consumatori ormai molto attenti a temi quali la sostenibilità e la responsabilità sociale. I brand della moda sono tra i più esposti, ma si tratta ormai di un trend generalizzato.

 

Comunicare e vendere un prodotto, d’ora in avanti, potrebbe essere più semplice, grazie a una certificazione che attesta proprio il contenuto sociale di prodotti e servizi. Si chiama Social Footprint – Product Social Identity ed è un’etichetta che, applicata direttamente sul prodotto, consentirà ai potenziali acquirenti di avere accesso a una serie di informazioni strategiche sull’azienda produttrice e i suoi dipendenti, dal livello d’istruzione al tipo di mansione svolta. Saranno “censiti” anche i fornitori, con un occhio particolarmente attento alla provenienza delle materie prime e al paese dove avvengono fisicamente i processi produttivi.

 

L’impronta sociale è misurata attraverso l’uso di appositi indicatori. A seconda del numero, del tipo e del dettaglio degli indicatori, l’etichettatura prevede due livelli: livello base – rappresentato dalla lettera A – e livello approfondito, rappresentato da AAA.

 

Frutto della collaborazione di un gruppo di lavoro di cui fanno parte alcuni dei principali organismi di certificazione, l’etichetta Social Footprint si pone l’obiettivo di coinvolgere il consumatore in scelte di acquisto più consapevoli, aiutando allo stesso tempo le imprese a comunicare in modo più trasparente e produttivo possibile, in termini di ritorno d’immagine, il loro impegno per la sostenibilità.

Rappresentanti di governo e di organizzazioni no-profit hanno dato vita a un comitato per la valutazione dell’efficacia dello schema di certificazione ed è già stata avviata la prima fase-pilota del progetto, a cui hanno aderito una ventina d’imprese nazionali.

 

Quale morale possiamo trarre da questa novità? Bisogna precisare, anzitutto, che le etichette come Social Footprint e i percorsi a disposizione delle aziende per comunicare il proprio impegno in chiave di sostenibilità sono ormai molti. Diventa dunque fondamentale, prima di muoversi, effettuare un’attenta analisi iniziale per scegliere cosa implementare, cosa comunicare e come, in modo da massimizzare i ritorni dell’investimento dando contenuto alla dimensione economica della sostenibilità.

È in questa fase che entra in gioco 4sustainability, fondato da Process Factory e Brachi per supportare le aziende prima nell’analisi iniziale dei valori della sostenibilità e poi nella definizione dei percorsi da compiere per la conformità ai protocolli che disciplinano il rilascio, da parte di appositi enti di certificazione, e l’utilizzo di determinate etichette e/o attestazioni.