Process Factory

You Are Viewing

ANTI-CORRUZIONE E TRASPARENZA: LA NUOVA NORMATIVA AL RUSH FINALE

Process_Factory_ANAC_Trasparenza_AnticorruzioneAttraverso la Determinazione n.8 del 23 giugno 2015, l’ANAC – Autorità Nazionale Anti Corruzione ha esplicitato le linee guida per l’applicazione delle norme in materia di anti-corruzione e trasparenza a carico delle società e degli enti pubblici economici e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni.

È un documento degno di nota non solo per il contributo di chiarezza offerto sull’applicazione di una normativa complessa e talvolta perfino contraddittoria, ma perché se da una parte pone alcuni punti fermi, dall’altra solleva nuove questioni relativamente a settori come quello dei servizi pubblici erogati da società miste pubblico/private.

 

Per gli enti pubblici economici restano di base confermati tutti gli adempimenti previsti a carico delle pubbliche amministrazioni, tanto in materia di trasparenza quanto di prevenzione della corruzione.

Le linee guida rafforzano il ruolo dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.Lgs 231/01, coinvolgendo, in buona sostanza, le diverse tipologie di Ente. Circa le società direttamente controllate dalla Pubblica Amministrazione, in particolare, si pongono obblighi specifici a carico delle amministrazioni controllanti, chiamate a farsi carico di assicurare l’adozione dei modelli suddetti.

 

In quest’ottica, si rafforza il concetto dei modelli/piani di prevenzione quali strumenti di gestione del rischio da parte dei singoli Enti. La loro adozione prevede a monte attività di analisi che tengano conto tanto delle fattispecie corruttive previste dal D.Lgs 231/01 con vantaggio/interesse per l’Ente, quanto delle fattispecie corruttive – nel senso più ampio introdotto da ANAC (1) – commesse per finalità private e quindi a danno dell’Ente stesso.

Tale approccio risulta coerente, peraltro, con l’impianto della nuova norma in materia di sistemi di gestione per la qualità, la ISO 9001:2015, che si basa proprio sul concetto di analisi e gestione del rischio. Per gli Enti soggetti alla normativa anticorruzione e trasparenza e in possesso della certificazione ISO 9001, la sfida sarà in tal senso d’integrare in un unico corpo coerente tutte le disposizioni e le misure organizzative e gestionali.

 

Per l’applicazione delle norme su anti-corruzione e trasparenza, l’ANAC ha fissato una (ulteriore) disciplina transitoria che prevede quanto segue:

  • la nomina del Responsabile della Prevenzione della Corruzione affinché predisponga entro il 15 dicembre 2015 una relazione recante i risultati dell’attività di prevenzione svolta sulla base di quanto già previsto dal PNA e dando conto delle misure già adottate in attuazione delle linee guida;
  • l’adeguamento alle linee guida, con l’adozione delle misure di organizzazione e gestione per la prevenzione della corruzione ex lege n. 190/2012, entro il 31 gennaio 2016.
  • da parte delle società e degli enti interessati, l’adeguamento tempestivo dei siti web con i dati e le informazioni da pubblicare, tenuto conto che le disposizioni in materia di trasparenza di cui al D.Lgs. n.33/2013 si applicano a tali soggetti già in virtù di quanto previsto dall’art. 24 bis del D.L. n.90/2014.

L’Autorità, presieduta da Raffaele Cantone, ha già provveduto a emettere le prime sanzioni per la mancata adozione dei piani di prevenzione della corruzione e delle altre misure previste dalla normativa vigente in materia. Si tratta di sanzioni pecuniarie di entità modesta, ma che denotano l’impegno dell’Autorità nel far applicare la legge pur nei limiti delle sue competenze previste nel D.L. 90/2014.

 

Prendi visione del testo integrale dei provvedimenti.


  1. Sul concetto di corruzione, ANAC afferma: “La legge n. 190 del 2012, ad avviso dell’Autorità, fa riferimento, invece, ad un concetto più ampio di corruzione, in cui rilevano non solo l’intera gamma dei reati contro la p.a. disciplinati dal Titolo II del Libro II del codice penale, ma anche le situazioni di “cattiva amministrazione”, nelle quali vanno compresi tutti i casi di deviazione significativa, dei comportamenti e delle decisioni, dalla cura imparziale dell’interesse pubblico, cioè le situazioni nelle quali interessi privati condizionino impropriamente l’azione delle amministrazioni o degli enti, sia che tale condizionamento abbia avuto successo, sia nel caso in cui rimanga a livello di tentativo. Con la conseguenza che la responsabilità a carico del Responsabile della prevenzione della corruzione (responsabilità dirigenziale, disciplinare ed erariale, prevista dall’art. 1, comma 12, della legge n. 190/2012) si concretizza al verificarsi del genere di delitto sopra indicato commesso anche in danno della società, se il responsabile non prova di aver predisposto un piano di prevenzione della corruzione adeguato a prevenire i rischi e di aver efficacemente vigilato sull’attuazione dello stesso”.